Giocare o meno una mano è forse la più importante di tutte le decisioni che devi prendere.
Con qualunque paio di carte di partenza si può vincere una mano, ma il fatto è che con certe carte si vince più spesso che con altre, che ci sono delle carte con le quali alla lunga ci si può aspettare di essere in attivo ed altre con le quali si è inesorabilmente destinati a perdere.
Sarebbe bello giocare tutte le mani, ma si tratterebbe di una strategia perdente: il Poker è un gioco di pazienza e il Texas Hold’Em lo è in particolare: bisogna resistere alla tentazione di giocare troppe mani e aspettare carte per lo meno decenti. Perché giocare contro le probabilità?
E comunque anche quando non si è in gioco bisogna studiare attentamente gli avversari, non c'è mai di che annoiarsi.
Dunque la regola principe resta: butta via le carte, butta via le carte e butta via le carte, senza rimpianti.
Il problema quando si gioca con carte scadenti si verifica se si chiude una combinazione: è possibile che sia più bassa di quella chiusa da altri giocatori, ma sei comunque invogliato a continuare le puntate.
Ma allora, quando si deve giocare e quando no?
Non si può fare una lista delle carte con cui giocare e impararla a memoria, perché molti fattori influenzano la scelta e le stesse 2 carte con le quali si è passati in una mano possono magari valere un rilancio in un’altra.
Abbiamo visto quanto è importante la posizione: più vicini si è al mazziere, prima bisognerà parlare in tutti i seguenti giri di puntate e ciò è molto svantaggioso; di conseguenza per restare in gioco in posizione iniziale servono carte più buone che in posizione centrale, mentre in posizione finale è possibile allargare le maglie del proprio filtro.
Naturalmente conta anche il numero dei giocatori: meno si è, più aperti si può giocare, cioè si può tendere a essere presenti in un numero maggiore di mani.
Poi ancora c’è il tipo di gioco che si sta svolgendo, l'umore dei giocatori e del tavolo nel suo complesso. Ne risulta che il valore delle mani di partenza non sempre è assoluto, ma varia a seconda delle condizioni della partita.
Una sorta di classificazione l'ha tentata David Sklansky, che ha compilato una interessante tabella (vedi).
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